LA NOBILTÀ DELLA POLITICA – DICIASSETTESIMA PUNTATA – I RAGAZZI DELLA VIA PÁL

LA NOBILTÀ DELLA POLITICA

DICIASSETTESIMA PUNTATA

I ragazzi della Via Pál

Molti dei pazienti lettori di Tempo Moderno crederanno di ricordare che la Via Pál del romanzo di Molnár dovesse trovarsi a Budapest; quello che leggeranno farà sorgere anche in loro il dubbio che l’allegra brigata in cui gli ufficiali erano più dei soldati possa albergare a Brescia. O, almeno, avere generato, col suo esempio, degli emuli dimoranti sotto le antiche volte del Palazzo della Loggia.

È già capitato che Tempo Moderno si occupasse di un certo modo di ingaggiare personale dell’amministrazione comunale: era il luglio scorso e in due puntate successive della prima serie, la quarantaquattresima e la quarantacinquesima, aveva raccontato della quantità di consulenze esterne venivano conferito per lo svolgimento dell’attività amministrativa della nostra città.

Oggi, dopo una polemica sulla stampa locale per il fatto, peraltro incontrovertibile, che il direttore generale del comune di Brescia costa più del capo della C.I.A. (la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti), è parso che i tempi fossero maturi per affrontare il tema del numero, del costo e del reclutamento dei dirigenti del comune di Brescia.

Tempi maturi perché da parecchio è entrato in vigore il Decreto legislativo n. 150/2009, da un anno sono pubbliche le famose pronunce delle sezioni riunite della Corte dei Conti sui dirigenti a contratto negli enti locali, ed è ormai asciutto anche l’inchiostro con cui è stato scritto l’emendamento al decreto fiscale che modifica lo stesso Decreto legislativo n. 150/2009, fissando, si spera definitivamente, la percentuale di dirigenti a contratto che un comune può assumere in rapporto alla sua dotazione organica. Per i comuni con un numero di abitanti compreso tra i 100.000 e i 250.000 si tratta del 10% elevabile al 13%.

Esaminando il numero dei dirigenti in forza all’amministrazione comunale di Brescia si resta un poco impressionati per la loro quantità: si tratta di ben 45 manager. La sezione che li riguarda nella pagina Trasparenza del sito dell’amministrazione comunale non è chiarissima, come chiunque può vedere, almeno in rapporto a quelle degli altri comuni esaminati, e per avere un’idea precisa della situazione bisognerebbe spulciare uno per uno i curricula di ognuno dei 45. Tempo Moderno lo ha fatto, ricavandone la tabella che il comune non ha avuto voglia di redigere, in cui si legge il costo annuo di ciascuno e il costo annuo totale.

Ma ha anche verificato che, salva l’incertezza determinata da certe, forse non casuali, ambiguità, su 45 dirigenti ben 17 sono a tempo determinato. Quindi, su 28 dirigenti “di carriera” la percentuale di dirigenti a tempo determinato risulta essere di pochi decimi superiore al 60%. Ben di più del 10/13% previsto dall’ultima novella normativa (decreto Brunetta e Corte dei Conti erano fermi all’8%). E anche se la dotazione organica fosse superiore a 28 unità (ma verrebbe allora da chiedersi perché non fare dei concorsi, invece di nominare dirigentia scelta”…), pare difficile credere che da 60% si riuscirebbe a scendere fino a rientrare nei limiti di legge.

Ma il dato più interessante emerge quando si fanno delle comparazioni con altri comuni del nord Italia con dati di popolazione prossimi a quelli di Brescia. Tempo Moderno ha scelto i tre appena più grandi, Trieste, Padova e Verona, e ha preparato una tabellina per capire se a Brescia siamo davvero più virtuosi e sparagnini degli altri, come la maggioranza al potere in Loggia ha spesso affermato.

Come si vede nella tabella, solo il comune di Verona ha più dirigenti di Brescia (60 contro 45), ma ha 70.000 cittadini in più, e il rapporto tra cittadini e dirigenti è molto simile: un dirigente ogni 4.300 cittadini circa.

Padova e Trieste, invece, hanno un dirigente ogni 6.300 abitanti la prima, e uno ogni 6.045 la seconda; infatti, entrambe, pur avendo 20.000 e 10.000 cittadini più di Brescia, e ben oltre cento milioni di euro in più all’anno da amministrare, riescono a gestire il comune con ben 11 dirigenti in meno ciascuna.

A Trieste, poi, i dirigenti a incarico sono solo 5 contro 29 di carriera e sono ben pagati, visto che sono pochi: costano in media 117 mila euro a testa all’anno. La seconda città per costo medio del singolo dirigente, però, è Brescia, che spende, in media, ben 105 mila euro l’anno per ciascuno dei suoi dirigenti, i quali, come abbiamo visto, sono molti più che a Trieste, appunto, e anche più che a Padova (dove costano in media 93 mila euro l’anno).

Questi sono i dati comparati tra Brescia, Trieste, Padova e Verona:

COMUNE ABITANTI SPESA ANNUA NUM. DIRIGENTI SPESA PER DIRIG. MEDIA PER DIRIG. DIRIG. PER ABIT.
BRESCIA 193.879 388.321.488 45 4.729.357,89 105.096,84 4.308
TRIESTE 205.535 577.570.625 34 4.004.054,70 117.766,31 6.045
PADOVA 214.198 512.182.870 34 3.169.561,50 93.222,40 6.300
VERONA 263.964 563.185.523 60 5.196.834,53 86.613,91 4.399

Come s’è detto, un rapporto così alto tra numero dei dirigenti e cittadini c’è a Verona, dove, però, il costo medio annuo dei manager è sensibilmente più basso: 86 mila euro. Sono quasi 20.000 euro all’anno in meno per ogni dirigente. Facendo un conto rozzo, adottando lo stesso metro il comune di Brescia, su 45 dirigenti, risparmierebbe circa 900 mila euro l’anno. Adottando il metro di Padova e Trieste, anche lasciando fermo il costo medio per dirigente (che è una via di mezzo tra quelli dei due comuni in confronto), risparmierebbe 1 milione e 155 mila euro.

Tanto perché il lettore lo sappia, l’addizionale IRPEF imposta dall’attuale giunta comunale dovrebbe dare un introito di circa 6 milioni di euro.

Adesso chi legge sa come si potrebbe fare a ridurla di un sesto. E se è così per i dirigenti…

Brescia, 16 maggio 2012

Tempo Moderno.

Posted in Senza categoria | Leave a comment

LA NOBILTÀ DELLA POLITICA – SEDICESIMA PUNTATA – MICA FACILE ASFALTARE BENE…

LA NOBILTÀ DELLA POLITICA

SEDICESIMA PUNTATA

Mica facile asfaltare bene…
Pochi giorni fa, il 4 maggio scorso, sui quotidiani cittadini si è dato conto di una perquisizione negli uffici dell’assessorato ai lavori pubblici dell’amministrazione provinciale di Brescia.

Oggetto dell’indagine: presunte irregolarità nelle opere di asfaltatura delle strade provinciali, anche per quanto riguarda l’uso di sottofondi diversi da quelli previsti nel capitolato d’appalto, costituiti da rifiuti il cui uso non è autorizzato.

Secondo gli organi di informazione, tuttavia, il materiale sequestrato dovrà servire anche “per risalire alla filiera degli affidamenti di appalti pubblici”.

L’ipotesi che l’investigazione riguardi anche un’analisi approfondita dei meccanismi di affidamento degli appalti pubblici da parte del settore strade dell’amministrazione provinciale, ha fatto ricordare un lavoro di approfondimento che Tempo Moderno aveva svolto nel 2010 e nel 2011, prima raccontando la storia di un singolare avvicendamento del dirigente del settore, poi descrivendo la singolare, progressiva e corposa riduzione dell’importo dei ribassi nelle assegnazioni di opere di asfaltatura, e, infine, rendendo pubblica la vicenda un po’ inquietante di un imprenditore che vince una gara per l’asfaltatura di un tratto di strada e poi è costretto a rinunciarvi perché, improvvisamente, chi aveva promesso per iscritto di fornirgli il bitume si ritira dal suo impegno, e, guarda caso, tutti gli altri produttori della zona rifiutano di fornire la materia prima.

Quest’ultimo episodio non è tratto da un romanzo di Sciascia e non si è verificato in qualche remota provincia del sud dominata dalla criminalità organizzata, ma qui, a pochi passi dalla casa di chi avrà la pazienza di leggere.

Forse, in effetti, non si tratta solo di un uso improprio di inerti non autorizzati.

Brescia, 9 maggio 2012

Tempo Moderno.

Posted in Senza categoria | Leave a comment