Il feticcio delle primarie: il volto feroce del Partito Democratico
Come promesso, dopo un paio di mesi di riposo i compagni di Tempo Moderno si sono rimessi al lavoro, ricominciando a scrivere le storie della politica della nostra provincia bresciana, assegnandosi, questa volta, un orizzonte un poco più ampio di quello al quale si erano vincolati nelle sessanta puntate della serie “È verde ma non al verde”, in cui ci si era concentrati sulle prodezze degli esponenti della Lega Nord.
A onor del vero, i ragazzacci padani restano una fonte inesauribile di spunti, e, giocoforza, avranno una parte importante anche nel lavoro che Tempo Moderno si è proposto di fare in questa nuova serie; solo, quando incontrerà del materiale interessante riguardante altre forze politiche, invece di metterlo nel cassetto, come ha fatto fino a novembre, lo approfondirà, cercherà i dovuti riscontri e ne scriverà, con lo stesso spirito di sempre, perché non ci si indigna solo per le malefatte (termine scelto a proposito, per chi ha buona memoria) dei leghisti.
La prima puntata di questa nuova serie, quindi, nel rispetto di un annuncio fatto qualche tempo fa, riguarda l’analisi di una vicenda che proietta una luce istruttiva, e al tempo stesso sinistra, su di una mentalità politica radicata e diffusa nella principale forza del centro-sinistra in provincia: il Partito Democratico.
Il P.D. rivendica, orgogliosamente (e con ragione) come sua cifra caratteristica l’adozione del metodo delle primarie, garanzia di pluralismo e democrazia partecipata.
In termini di principio, l’idea di Tempo Moderno è che l’importanza delle primarie sia il segno della debolezza dei partiti, ormai incapaci di essere luogo di sintesi delle esigenze dei cittadini e di selezione delle classi dirigenti politiche; ma, tant’è, accettata come irrimediabile l’attuale debolezza dei partiti, esse rappresentano, almeno, una garanzia di partecipazione alla vita politica per chiunque vi si voglia avvicinare.
Naturalmente, a patto di giocare pulito.
E proprio qui sta il punto: infatti, le primarie sono la bandiera che sono se rappresentano davvero l’occasione per chiunque condivida un certo ideale e un certo programma, di avanzare una sua candidatura, mettersi in gioco e, magari, affermarsi anche a scapito di qualche cavallo di razza del partito.
Questo non è successo a Desenzano, la piazza che, da sempre, è un po’ la prova generale di quel che si prospetta nelle elezioni amministrative del Comune di Brescia.
A Desenzano, nel luglio scorso, sul palcoscenico della festa provinciale del P.D., vengono lanciate le primarie per la scelta del candidato sindaco da votare nella primavera del 2012.
Per la verità, l’uscita è preceduta da più di qualche mugugno degli altri partiti del centro-sinistra, tenuti a lungo sulla corda delle primarie di coalizione e poi abbandonati, forse con la segreta speranza che sotto quella corda tesa non vi fosse rete di sicurezza.
Comunque, tra il pubblico che ascolta uno dei leader nazionali del partito, l’onorevole Enrico Letta, presentare i due candidati ufficiali, Fiorenzo Pienazza e Rosa Leso, c’è anche un militante iscritto al P.D. che, avendo alle spalle una lunga esperienza politica e amministrativa, pensa di poter dire qualcosa: si tratta di Giorgio Fezzardi, già vicesindaco e assessore all’urbanistica in anni lontani.
Fezzardi ha un gravissimo difetto: un passato nel P.S.I. i cui ideali non rinnega, continuando a professarsi orgogliosamente socialista.
Lo scritto con cui getta sul tavolo la sua candidatura provoca reazioni tra lo stizzito e il furioso; basta leggere la nota con la quale, il 17 agosto, il coordinatore locale del P.D., Angelo Benedetti, deferisce Fezzardi al Comitato dei Garanti.
Le gravi colpe che si addebitano all’autocandidato sono di non avere chiesto permesso prima di farsi avanti, di essere andato sui giornali, di non avere presentato un suo programma (per la verità, i candidati alle primarie del partito sottoscrivono il programma del partito, ma tant’è…).
A Fezzardi è rimproverato di avere fatto, in precedenza, politica anche fuori dal P.D., ma se questo fosse stato davvero incompatibile con la militanza nel partito, il problema avrebbe dovuto essere posto alla richiesta della tessera, non alla candidatura alle primarie: e poiché la tessera gli è stata data, non si vede quale incompatibilità politica potesse essergli opposta quando, da tesserato, si è candidato alle primarie.
Fezzardi si difende, sul piano dei fatti, della logica e della politica, con uno scritto del 07/09/2011 in cui segnala allo stesso Benedetti e al Comitato dei Garanti che non ha violato nessuna norma procedurale e che ha sempre agito con la massima trasparenza, anche nella raccolta delle firme; che gli articoli di stampa in cui veniva presentata la sua autocandidatura davano sempre atto anche di quelle degli altri candidati; che la sua attitudine politica, comunque rispettosa del programma del partito, è nota e pubblicata sulla pagina Facebook da lui allestita (“progettiamo insieme Desenzano”).
La sua sorte, però, è già scritta: la segreteria del Partito Democratico di Desenzano si riunisce il 9 settembre 2011 e lo esclude dalla primarie.
Le motivazioni a sostegno della decisione, come si leggono nel verbale della seduta, sono evanescenti al limite dell’inesistenza: “si è proposto come candidato alla primarie del PD omettendo del tutto di relazionarsi con gli organi istituzionali del circolo”; e, ancora: “ha pubblicizzato la propria candidatura a sostegno di linee programmatiche non del tutto conformi a quelle del partito”.
Questo, nonostante che Fezzardi abbia raccolto regolarmente le firme necessarie a sostenere la sua candidatura e abbia sottoscritto il programma.
Dal ricorso al Comitato dei Garanti scaturisce una atto ancora più incredibile: il comitato è un giudice interno, chiamato a riesaminare le decisioni della segreteria; quale che sia la sua decisione, ci si aspetta che sia minimamente motivata, cioè che gli uomini chiamati al grave compito del giudicare, quando lo fanno, abbiano il buon gusto di spiegare perchè hanno deciso in un certo modo.
Scrupolo che, però, non sfiora gli uomini del P.D. di Desenzano: e, infatti, la decisione del Comitato dei Garanti consiste solo della laconica espressione: “Concluso l’esame degli atti, IL COMITATO, AD UNANIMITÀ, RIGETTA e non ritiene fondato il ricorso del dr. Fezzardi , confermando le conclusioni assunte dalla segreteria in data 9 settembre 2011.”
Insomma, la segreteria esclude con una motivazione apparente e incongrua, l’organo di riesame conferma senza darsi la pena di dire perchè.
Qualcosa, però, non deve andare per il verso giusto, se è vero, come è vero, che subito dopo intervengono dimissioni tra i membri del comitato.
E se pochi giorni dopo, il 20 settembre, viene fatta circolare una lettera aperta di uno dei padri nobili del P.D. di Desenzano, Simone Saglia, che contesta apertamente l’esclusione di Fezzardi e il metodo con il quale è stata adottata. Saglia, “nel merito delle motivazioni avanzate per togliere Fezzardi dalla possibilità di essere candidato” giudica le stesse “del tutto illogiche, incomprensibili, suscettibili di essere valutate come pretestuose; alcune offensive.”
E indica la reale motivazione dell’epurazione di Fezzardi nella “esistenza di un arroccamento della locale nomenclatura o apparato che si è costruito una specie di fortilizio.”.
Superfluo riferire dell’inutilità degli appelli alla Commissione di Garanzia provinciale e a quella nazionale: Fezzardi è un “nemico del popolo” e nulla può salvarlo, meno che mai il diritto e il senso di giustizia.
Intanto le primarie si sono celebrate: l’affluenza è stata giudicata da più d’uno alquanto deludente e il candidato favorito, l’ex sindaco Pienazza, è stato trombato dalla papessa del circolo, dominatrice dell’apparato… una nemesi annunciata, che echeggia le parole di Saglia: la locale nomenclatura nel fortilizio.
La vicenda di Fezzardi ricorda forse gli stritolati dei processi sovietici, forse gli squartati dalla santa inquisizione…
Che non sia un caso che le due anime del P.D. affondino le radici in quelle due storie?
Brescia, 25 gennaio 2012
Tempo Moderno